Storia

Bitonto è una città di circa 57 000 abitanti posta a 18 Km da Bari e a 118 metri sul livello del mare Si estende su di una superficie di 173 Kmq, che un tempo saliva dal mare di Santo Spirito sino alle colline della Murgia (Frazioni di Palombaio e di Mariotto e case sparse di Torrequadra). Il Centro Storico di Bitonto è uno dei pii estesi e meglio conservati tra i Centri antichi minori d’Italia.

Lungo il corso del Torrente Tifris, che cir conda il Centro Storico per circa i 2/3, si aprono delle grotte che, sin dal l’età del bronzo, XIV XIII sec A. C., furono abitate. Bitonto fu un centro importante peucetico nel IV sec. A. C, come dimostrato presenza di numerose tombe contenenti ricche suppellettili funerarie. Divenuta nel III sec a. C. città socia di Roma, pote battere monete con la scritta BYTONTYNON Durante la dominazione romana Bitonto fu Municipio e negli itinerari dell’epoca viene indicata a volte come civitas, a volte, come mutatio.

Storia

Nella Tavola Peutingeriana del II sec da Cristo, viene segnata come turres uae (svincola d stradale) sulla Via Traiana. Nel 975 Bitonto fu occupata dai Saraceni capita nati da smaele. Loccupazione, però, ebbe breve dura. ta, perche la città fu subito ripresa da Zaccaria, con dottiero bizantino. Risorse in epoca normanna e nel XII secolo la costruzione della cattedrale, il monu mento più importante della città, è la testimonianza più alta del suo grado di prosperità. Bitonto fu sempre una città demaniale, salvo una parentesi cha va dal 1417 al 1551, quando subi cinque infeudazioni. 27 maggio 1551 si riscattò definitivamente dal giogo feudale con il pagamento di 66.000 duca- ti effettuato a favore dei discendenti del marchese Consalvo di Cordova. Nel periodo normanno prima, e angoino dopo la città si dotò di forti e solide mura, sotto le quali nel 1734 le armate spagnole, comandate dal Conte di Montemar, sconfissero gli Austriaci, dopo di il Regno di Napoli passò sotto Carlo di Borbone. La città, nel cui recinto murario si erano asser- ragliati gli Austriaci, riuscì ad evitare il saccheggio per intercessione della sua protettrice, la Madonna Immacolata, a cui è dedicato il nostro maggior tem- pio. A perpetua memoria dell’avvenimento fu innalzata una stele che ancor oggi ammiriamo. Verso la fine del XVIII secolo la città sconfinò ori delle proprie mura sviluppandosi a raggiera verso NE su eleganti arterie, con piazze ed edifici di notevole valore artistico.

Non esistono documenti che attestino una data certa di fondazione della Cattedrale. Dalle incisioni poste sull’ambone e sull’altare basilicale apprendiamo che nel 1229 o, la massimo, nel 1240, la costruzione doveva essere già arredata. E’ altrettanto certo che la Cattedrale sorse su di un’altra chiesa ben più antica e che ci fu una continuità d’uso degli impianti. Diverse strutture di epoca romana, paleocristiana e altomedievale sono venute alla luce durante i lavori di scavo che hanno interessato la zona corrispondente alle navate centrale e laterali. I più ritengono che la Cattedrale di Bitonto sia stata fondata nel 1097, durante la dominazione normanna, epoca in cui la città potette godere di un periodo di relativa tranquillità economica e sociale, da Roberto, conte di Altavilla. Nello stesso periodo i cosiddetti populi butuntinenses abitanti gli antichi casali che sorgevano, tutt’intorno alla città, per ragione di sicurezza si sistemarono al riparo delle poderose mura che cingevano Bitonto, determinando una notevole espansione della stessa. In un documento del 1114 riportato dal Canonico Gaetano Valente poi, si legge che il Vescovo Giovanni I si muoveva dalla maggior chiesa per portarsi a consacrare la Chiesa di San Silvestro, fondata nel 1111 dai fratelli Corenzio e Leone.

La cattedrale di Bitonto è la più alta espressione del Romanico Pugliese, del quale rappresenta l’archetipo, mentre la Basilica di San Nicola i Bari ne è il prototipo. La pianta della cattedrale è ad impianto basilicale, con una navata centrale e due laterali. Successivamente le arcate laterali furono trasformate in cappelle interne per la tumulazione di personaggi cospicui. Il primo documento che si conosce, relativo a questa trasformazione è un atto testamentario del 1332 in cui si esprime la volontà Bitonto_Cattedrale (1)di tale Nicola Attivissimo: “Voglio e comando che in un arco del vescovado di Bitonto facciasi una cappella la quale si chiami col nome di San Nicola. In seguito subì altre trasformazioni: al secolo XV rimonta la demolizione del campanile verso la piazza e la sua ricostruzione, eseguita dal vescovo Battista de Pontibus; nei secoli successivi furono demoliti e dispersi gli antichi altari con i rispettivi cibori, il coro e la sedia vescovile, i gradini absidali, le transenne e gli amboni. Per questo motivo, probabilmente, nel 1721 fra Domenico Maria Cedroni allora vescovo di Bitonto, risolse di rinnovare la Cattedrale e chiamo da Napoli l’architetto Gianbattista Anaclerio, il quale la ridusse ad una insignificante chiesa barocca; nel 1893 Ettore Bernich, architetto dell’Ufficio dei Monumenti di Napoli, fu incaricato dal Ministero di elaborare un pro getto di restauro nel Duomo di Bitonto. A seguito di tali lavori, fu eliminata la volta ad incannucciata della navata centrale, si venne alla luce la fronte interna della faccia principale, venne eseguito lo scrostamento delle absidi, demolita la cupola e la volta del transetto con la liberazione interna delle testa- te, furono ripristinati il rosone della facciata le esafore del fianco meridionale e fu costruito il nuovo tetto di copertura, con capriate di legname di Calabria, decorati con disegni geo- metrici dalla fantasiosa policromia nel 1933 furono stanziate E 300.000 per riprendere i lavori di restauro interrotti da oltre un quarantennio. Su progetto dell’Ing. Luigi Sylos, venne demolita la cortina di muro che chiudeva gli arconi del fianco sud, furono rimosse le relative cappelle e fu rifatto e abbassato di parecchi centimetri il pavimento nel 1959, su progetto del Soprintendente Francesco Schettini, la Cattedrale venne isolata anche sul fianco Nord, dove era stata addossato il Seminario Vescovile; nel 1991 ebbe inizio, del tutto casualmente lo scavo archeologico che portò allo smantellamento completo della pavimentazione e al ritrovamento delle strutture che oggi, dopo i lavori di ripristino del pavimento, possiamo seguire ed ammirare in un percorso che ci riporta indietro nei secoli, lungo un arco di circa duemila anni di storia. Questi ultimi lavori sono stati diretti con competenza dai soprintendenti Mola, Di Paola, Jacobitti e Andreassi.