I SEPOLCRI BAROCCHI

Ai due lati del portale, all’interno della Cattedrale, sono collocati due pregevoli opere d’arte, che ricordano i presulati del Vescovo Barba e del Vescovo Cornelio Musso. A destra del portale, entrando, si ammira il mausoleo di scuola napoletana del Vescovo Giovanni Barba (1737-1749) in marmo mischio intarsiato, opera dello scultore Colombo. Al centro del mausoleo, in un cartiglio, sono riportate le qualità religiose e culturali del vescovo, al quale si deve la costruzione del Seminario Vescovile e la pubblicazione dell’importante saggio “Intorno all’arte e al metodo della lingua”, in cui esalta lo studio dell’idioma italiano. Ai due lati e al disopra del ritratto del Barba, due angeli sostengono l’emblema pastorale del vescovo. A sinistra del portale per chi entra, è sistemato il cenotafio (memoria monumentale di personaggio sepolto altrove) del Vescovo Cornelio Musso (1544-1574), esce durante gli anni del presulato di Mons. Ferri (1750 1770), a ricordo del grande Vescovo piacentino. Scultore fu il napoletano Nicola Lamberti. Cornelio Musso fu nominato vescovo da Paolo III (1534-1549), quell’Alessandro Farnese che ebbe la commenda della Chiesa B nel 1530 e vi rinunciò nel 1532. Prese possesso effettivo nel dicembre 1549, ben cinque anni dopo la nomina, perché impegnato nei lavori del Concilio di Trento, dove tenne l’orazione inaugurale. Al Musso si devono varie iniziative pastorali, quali la suddivisione delle parrocchie per districtum (per territorio, come lo sono ancora oggi) e non più per familias (per nuclei familiari residenti anche in zone lontane della città), l’istituzione del Monte della Pietà (che gestirà varie iniziative caritatevoli) ed un contributo notevole er il risca della città dal feudatario Consalvo ba, riscatto avvenuto con il pagamento u Napoli della somma 66.000 ducati il 27 maggio 1551 Nel transetto sono collocati i due mausolei fino al 1893, anno di inizio dai lavori di o della Cattedrale, erano addossati sui due pilastri centrali della navata centrale, si ammira il cenotafio di Francesco Antonio

Gallo, vescovo di Bitonto dal 1672 al 1685, anno della sua morte, opera di Nicola Vincenzo Rosa Il Gallo, nato a Laterza il 21 marzo 1611, nel 1638 partì per Roma a servizio della nunziatura apostolica. Per le sue qualità di negoziatore ebbe incarichi di legato pontificio a Venezia e Bologna, quindi amministratore apostolico in Svizzera e Germania, dove fu insignito del di Conte palatino e titolo barone di Austrimont dall’imperatore Leopoldo. A Bitonto tenne l’importante Sinodo diocesano nell’aprile 1682. All’architetto Michelangelo Costantino si deve mausoleo, detto anche sepolcro degli scheletri, Fabrizio Carafa, vescovo di Bitonto dal 1622 al 1651 Fabrizio Carafa, dei Duchi d’Andria, fondò, nel primo anno del suo vescovado, l’Accademia degli Infiammati. Questa aveva come emblema il Sole (la sapienza) che con i suoi raggi illuminava uno specchio ustorio (la mente del Carafa): questo specchio, esposto ai raggi solari accendeva, con riflessione dei medesimi raggi un (la massa degli accademici). Protettrice era dell’Accademia Immacolata Concezione Carafa si deve, anche la costruzione Loggia delle della raccorda la Cattedrale Benedizioni a Palazzo De Lerma ed il rifacimento, del campanile. Ai lati dell’abside centrale sono posti i cenotafi dei Vescovi Giov. Batt. Capano, (17 di Domenico Maria (1720-1722) In avanti e in basso, in corrispondenza di lati ci sono le lastre scuno di essi, ai dell’altare, sepolcrali dei due citati vescovi. Al Cedronio si deve l’imbarocchimento della Cattedrale, utilizzando la somma di circa 20.000 ducati, lasciata dal suo predecessore per la costruzione di un acquedotto che portasse l’acqua dalle paludi della Murgia a Bitonto. Per tale operazione chiamò da Napoli il de architetto G. B. Anaclerio. Altre opere si notano nella chiesa superiore. altari in marmo mischio napoletano del sec XVIII, due acquasantiere (sec. XV) dello scultore Nuzzo Barba, nonché una le ampolle. Quest’ultima è posta sulla parete della navata meridionale. Nel vano campanario Sud vi è un affresco ovale cinquecentesco raffigurante la Madonna delle Grazie.