Il prospetto orientale

Presenta una parete piana al cui interno sono inserite le tre curve della parte absidale della cattedrale (abside costruzione presente nelle chiese cristiane, a pianta per lo più semicircolare, che si apre al fondo della navata centrale e anche di quelle laterali, corrispondente all’altare) Sempre nel suo interno si innalzavano, un tempo, le due grandi torri campanarie. Al centro, in asse tra di loro, si possono ammirare: finestrone absidale. Richiama il portale il rosone della facciata principale. L’archivolto infatti, la cui decorazione simile a quella del rosone, sostenuto da due grifi, uno dei quali stringe ancora la preda fra gli artigli; i grifi, poi, sono sostenuti da due leoni su ciascuno dei quali poggia una colonnina. Il leone di sinistra sta azzannando una donna che cerca disperatamente di difender- si, il leone di destra in lotta con un poderoso rettile esotico. Entrambi i leoni sono su di una men Sola. Al di sotto di quest’ultima si trova un pluteo, raffigurante l’ Annunciazione, di chiara ispirazione bizantina. Per ragioni liturgiche, la luce della finestra non è divisa da alcuna colonnina: il sacerdote, infatti, officiava guardando il popolo e volgendo le spalle alla finestra; al sorgere del sole, i primi raggi, entrando per questa, venivano ad illumina- re il Cristo sull’altare, davanti all’officiante; era il saluto, il bacio dell’astro maggiore al Redentore. Se la finestra avesse avuto la colonnina centrale, i raggi si sarebbero bipartiti, lasciando il Cristo nell’ombra. Anche l’altezza di tal vano di luce veniva regolata in modo da evitare simile inconveniente. L’arco detto moresco. La sua forma appare qui forse per la prima volta nell’architettura medievale. L’arco è sostenuto da più colonnine tozze, poste in fila in modo da formare una specie di strombatura. I sottarchi, veduti dal basso sono di grandissimo effetto pittorico. In basso, sui conci murari a pelle liscia, si leggono disordinatamente le seguenti iscrizioni funerarie di: Gerardo Gran Commestabulo (sec Giovanni giudice (sec. icola, (sec XIl) e Guglielmo de Tibaldo, vescovo di Bitonto nel 1198.