Obelisco della Piazza Cattedrale ed il cortile dell’episcopio


La Guglia della Madonna venne realizzata in Piazza Cattedrale per lo scampato pericolo della scossa tellurica avvenuta nel 1731, scossa che causo numerose rovine in Daunia e nel Nord Barese. Fu elevata durante il vescovado di Lucantonio Gatta (1723-1737), per voto alla protettrObeliscoice Maria SS. Immacolata. Commissionata dalla famiglia Calamita, e riferibile all’architetto Vito Valentino, uno dei maggiori protagonisti dell’edilizia civile e religiosa in Puglia nel primo settecento. La piramide, a base quadrangolare, smussata agli angoli, si eleva restringendosi nei suoi quattro ordini, segnati da forti cornici ove, sino al 1934, insistevano 12 sculture angeli- che in piedi o sedute, con lampade votive. La guglia si conclude con la splendida scultura in bronzo dell’Immacolata, ritratta nell’atto di protezione e rivolta verso Via Mercanti, la strada di accesso alla Cattedrale nei secc.  XVII XVIII.


Nato come fascia di rispetto della Cattedrale, ha assunto la sua attuale forma qua- dalla sistemazione degli edifici che si affacciano su di esso. Si deve al Vescovo Aurelio Marena frutto di vari restauri effettuati nel corso del suo presulato. Sui tre muri (due appartenenti al palazzo vescovile ed un terzo al Museo diocesano) che lo delimitano

fontana(il quarto rappresentato dalla facciata settentrionale della cattedrale) sono collocati senza un ordine preciso targhe lapidee stemmi, riferibili a Vescovi e a personaggi illustri che nel corso dei secoli hanno effettuato cospicue elargizioni a favore della Chiesa Calamita Al Palazzo Vescovile si accede attraverso un portale proveniente dalla Chiesa del Convento di S. Agostino, opera di Nuzzo Barba. Di qualche importanza artistica, inoltre è da ricordare un puteale a muro di età romanica ed una vera di pozzo risalente al XVIII secolo, spostata dalla sua primitiva collocazione e nata al centro del cortile negli anni ’50. Accanto al portale d’accesso al Palazzo vescovile in alto, a destra per chi guarda, si notano due finestrelle con delle grate di che corrispondono al carcere dei preti, formato da due piccole stanze, attivo sino alla prima metà dell’ottocento e sotto la giurisdizione del Vescovo pro-tempore. Nel lapidario, ricavato in un locale prospiciente il cortile, è stipata una grossa raccolta di frammenti e sculture provenienti dal l’arredo marmoreo della Cattedrale, come il ciborio, l’iconostasi, la cattedra episcopale, l’ambone, le travi dipinte della Cattedrale romanica, figure grottesche e mostruose Il tutto copre i secc. XII-XIV, ma vi sono aggiunte posteriori, come un tronetto in legno della fine del sec. XVI, proveniente dalla chiesa di S. Caterina d’Alessandria.