Il fianco nord

E’ stato riportato alla luce nel 1959, a seguito dei lavori di ristrutturazione che portarono alla demolizione del seminario vescovile fatto costruire nel 1738 da vescovo Barba. Vi si accede attraverso un cancello che chiude un’arcata gotica, con monolite (struttura architettonica od ornamentale, costituita da un unico blocco di materiale), in basso, a destra nella foto un probabile resto di un menhir, o costituente l’umbelicus, ovvero il punto di incontro, o di parte za, del cardo e del decumano, le due linee perpendicolari tra di loro che i Romani tracciavano nella fondazione di una città e che rappresentavano gli assi sui quali, successivamente, si orientavano le altre strade. Il lato settentrionale del transetto presenta all’estremità orientale il campanile della Cattedrale ingentilito da tre coppie di bifore poste in asse tra di loro e, procedendo dall’alto in basso un rosone, due coppie di bifore in asse e tre arconi ciechi. procedendo verso la facciata, in corrispondenza della navata si trovano 6 arconi, tutti aperti dopo i lavori del 1959, che portarono, anche alla eliminazione di altrettante cappelle. Nel primo di questi arconi si apre l’accesso alla chiesa dal cortile dell’Episcopio. L’accesso, secondario, di modeste dimensioni, presenta un stipite con le stesse caratteristiche del portale principale, raffigurazioni di un bestia- rio analogo a quello del portale della facciata principale. Sulla sporgenza della navata centrale si affacciano una serie di quattro monofore con transenne, tutte ornatissime, ma scolpite in stile similare, su disegni di Ettore Bernich (1893), il più rappresentativo artefice dei ripristini romantici e stilistici dei monumenti puglie- si. Archetti pensili profilano la facciata principale e le navate centrale e trasversale. Negli arconi del lato settentrionale, quali elementi di spoglio (provenienti, ciò da altre parti), si notano resti di monofore e bifore trecenteschi, nonché il sarcofago del vescovo Giovanni (sec. XIV). In quelli del fianco meridionale vi sono lapidi, stemmi, resti di una tomba a baldacchino e la lastra del vescovo Tommaso Labini (sec. XIV) che, pur titolare della Cattedra di Acerenza (1396-1400), qui volle esse- re tumulato Interessanti, per la storia religiosa e civile, sono le varie targhe lapidee di Vescovi e Prelati, alcuni dei quali assursero al Pontificato (Giulio de Medici, Alessandro Farne- se) o ad altri gradi diploma. tici e politici (Orsini, Crescenzo Pallanterio Massareng hi, Musso)