La facciata meridionale

Si sviluppa tutta sulla omonima piazza, fino alla prima metà del novecento centro commerciale e culturale della città. La facciata meridionale è la parte esterna più importante del monumento. Ha la zona inferiore divisa in sei arcate con archi lunati a tutto sesto, che formano il portico esterno. Durante i secoli, a partire dal 1332, le arcate furono murate e tra- sformate in cappelle interne, mentre nel 1934 furono riportate alla loro originaria funzione. L’ultima arcata verso il transetto fu lasciata sempre aperta, quale entrata laterale del tempio. Attualmente gli arconi sono separati dalla piazza da una cancellata i primi cinque presentano, sul fondo, monofora di forma e dimensioni d verse l’una dall’altra. Nel terzo arcone si notano, su pietre di diversa provenienza, dei segni senza alcun nesso logico tra di loro: una testa con turbante, un grifo, una mano, un’aquila Sulle pareti laterali del quarto e quinto arcone sono presenti delle vestigia di tombe di diversa epoca e provenienza. Il sesto arcone è caratterizzato dalla presenza del Portale della Scomunica, detto anche dei Masculi o del Volto Santo. La porta è una stupenda opera sculto- rea di epoca angioina (sec. XIV), riferibile alla Scuola di Mastro Consiglio, per le affinità che presenta con la Porta Regia della Cattedrale di Altamura (1316) rea- lizzata, quest’ultima dai figli di detto Mastro. Al centro del timpano a transenna, spicca l’immagine del Cristo Trionfante, riccamente vestito e incoronato, opera di Mele di Stigliano. Al di sotto la trave rappresenta un groviglio di pampini. Questa porta viene chiamata Portale de Scomunica, perché di qui venivano lette le bolle Pontificie (qui furono scomunicati Federico II e il Sanseverino).  E’ detta anche dei Masculi, perché la porta rappresentava il più facile accesso alla Piazza Cattedrale,

detta anche Platea rerum venalium, in quanto si svolgeva il pubblico mercato frequentato, all’epoca, prevalentemente dai maschi. Ai due lati dell’arcone si conservano due dipinti: quello vicino al transetto raffigura l’Annunciazione (probabile opera quattrocentesca del pittore Pandus), di fronte l Angelo e Tobia di bottega bitontina (sec. XVIII). Cattedrale, detta anche Platea rerum venalium, in quanto si svolgeva il pubblico mercato frequentato, all’epoca, prevalentemente dai maschi. Ai due lati dell’arcone si conservano due dipinti: quello vicino al transetto raffigura l’Annunciazione (probabile opera quattrocentesca del pittore Pandus), di fronte l Angelo e Tobia di bottega bitontina (sec. XVIII). maestranze che hanno costruito la Cattedrale. In esse assumono particolare rilievo gli ornati vegetali, mentre i capitelli presentano tutta una serie di esseri mostruosi e animali esotici e fantastici. La presenza dei cosiddetti signa lapidum (segni lasciati sulle pietre), lettere disseminate solo ed esclusivamente sulle lunette di questa parte della galleria, stanno ad indicare la partecipazione di maestranze della scuola bizantina. e ultime due esafore, quelle più vicine al transetto, molto probabilmente sono state assemblate utilizzando colonnine e capitelli provenienti, forse, da qualche chiostro benedettino. l capitelli, infatti, sono tutti antropozoomorfi, raffiguranti animali ed esseri mostruosi. Ciascuno di questi ultimi ha un significato teologico ben preciso Gli archivolti (cornicione a fascia decorata aggettante), sono a triplice ghiera (tre archetti a ferro di cavallo) modanate (sagomate e rincassate, di modo che il sole vi pro ce contrasti di luce efficacissimi. Tutta la loggetta è un vero gioiello di architettura medioevale, e forma il più gentile esempi tal genere in Puglia.