LA CRIPTA


In fondo ad ogni navata minore, o laterale, scendendo giù per le scale, protette da pregevoli transenne marmoree, si accede alla chiesa sottostante che, per forma e superficie, corrisponde al transetto soprastante. Lungo la scala di sinistra, a mezz’altezza sullo zoccolo della controcolonna della navata omolaterale, si trova una scultura riferibile alla leggenda di Colapesce, Nicola il pesce homo marinus, mitico personaggio metà uomo e metà pesce di origine pugliese o siciliana, attivo nello Stretto di Messina, tra Scilla e Cariddi, ai tempi di Federico Colapesce fu un personaggio creato dalla fantasia popolare adatto a superare le barriere che negano le conoscenze del mondo sottomarino. IMG_0972Egli, infatti, svolgeva la sua azione a delle onde, nelle tempeste correva sotto le navi battute dai venti, chiamava per nome i marinai con la voce e con i cenni salvava loro la vita portandoli in acque tranquille. La gesta di quest’uomo giunsero a Federico II, il quale volle mettere alla prova Colapesce davanti al popolo in festa. Federico gettò una tazza d’oro nel mare ed invitò Colapesce a pescar la dal fondo marino. Colapesce non si scompose più di tanto e, tuffatosi nelle acque vorticose dello stretto di Messina, riuscì a recuperare il prezioso oggetto. La sua audacia lo spinse a ripetere l’impresa più volte, fino a quando, stremato, non risali più a galla e rimase per sempre in quelle acque che un tempo erano la sua casa e da quel giorno diventarono la sua tomba. Al di sotto di Colapesce è rappresentata, ad altorilievo, una figura umana barbuta nell’atto di sorreggere il peso che la sovrasta. La tunica, che la riveste, lascia le gambe scoperte. Il suo movimento è teso nell’immane sforzo, col modellato delle gambe puntate e delle braccia alzate, per alleviare il peso che gravita sulle sue spalle. Al termine delle due scale si accede alla cripta, o confessione, così chiamata perche quivi veniva no deposte le reliquie del Santo cui la chiesa era Consacrata. Il termine cripta deriva dal greco kriptos, che significa nascosto. Il motivo è duplice: uno, per che per raccogliersi in preghiera il cristiano dove- va nascondersi agli occhi degli altri, il secondo motivo è da ricondurre alla moda, piuttosto in voga nel medioevo, di trafugare le reliquie di un Santo (vedi S. Nicola), perché la loro presenza conferiva prestigio e privilegi celesti al luogo dove erano conservate. La cripta è chiamata anche bosco sacro di colon- ne. Se ne contano ben 30, una diversa dall’altra. La decorazione dei capitelli è varia sia per gli elementi compositivi, che per la fattura tecnica. Animali reali o fantastici e foglie d’acqua e d’a- canto spinoso adornano le campane. La fauna rappresentata da scimmie, come nel capitello riprodotto, orsi, leoni, aquile, grifi, ippogrifi, sfingi. Le colonne provengono dallo spoglio di edifici precedenti, il materiale è vario e sia l’altezza che diametro tra l’una e l’altra non è costante. Secondo la tradizione, in un primo tempo la Cattedrale fu consacrata a S. Valentino martire durante la persecuzione di Diocleziano, le cui reliquie, un braccio, vennero conservate nella cripta della chiesa. Tale traslazione sarebbe avvenuta durante il periodo del principato longobardo del mezzo giorno
d’Italia (VII-VIII sec. d.C.). Successivamente la Cattedrale fu consacrata alla Vergine Assunta, la cui statua marmorea si ammira nell’abside minore, a destra dell’altare. La statua dell’Assunta è opera del XVIII secolo dello scultore napoletano Troccoli. Secondo la tradizione l’effigie della statua apparve al generale Montemar all’alba del 26 maggio 1734, intimandogli di evitare il saccheggio a Bitonto, pupilla dei miei occhi. In questa porzione della cripta il Vescovo Fortiguerra fondò la confraternita dell’Immacolata nel 1576, formata da soli religiosi, ricavata una moria dove venivano sepolti gli iscritti alla Confraternita. La cripta ha forma rettangolare, con tre absidi, situate sul lato orientale, secondo lo schema bizantino, inglobate nel muro di cinta. Le colonne provengono dallo spoglio di edifici precedenti, il materiale è vario e sia l’altezza che diametro tra l’una e l’altra non è costante. Secondo la tradizione,

Le colonne provengono dallo spoglio di edifici precedenti, il materiale è vario e sia l’altezza che diametro tra l’una e l’altra non è costante. Secondo la tradizione, in un primo tempo la Cattedrale fu consacrata a S. Valentino martire durante la persecuzione di Diocleziano, le cui reliquie, un braccio, vennero conservate nella cripta della chiesa. Tale traslazione sarebbe avvenuta durante il periodo del principato longobardo del mezzo giornoIMG_0983 d’Italia (VII-VIII sec. d.C.). Successivamente la Cattedrale fu consacrata alla Vergine Assunta, la cui statua marmorea si ammira nell’abside minore, a destra dell’altare. La statua dell’Assunta è opera del XVIII secolo dello scultore napoletano Troccoli. Secondo la tradizione l’effigie della statua apparve al generale Montemar all’alba del 26 maggio 1734, intimandogli di evitare il saccheggio a Bitonto, pupilla dei miei occhi. In questa porzione della cripta il Vescovo Fortiguerra fondò la confraternita dell’Immacolata nel 1576, formata da soli religiosi, ricavata una moria dove venivano sepolti gli iscritti alla Confraternita. La cripta ha forma rettangolare, con tre absidi, situate sul lato orientale, secondo lo schema bizantino, inglobate nel muro di cinta. Nell’abside di centro è posto l’altare, che ha subito una trasformazione barocca. Sul fondo collocato un crocifisso ligneo di scuola campana del XIV secolo. A destra è posta la statua dell’Assunta, di cui abbiamo parlato in precedenza. A Girolamo D’Auria è da attribuirsi il sepolcro mausoleo del giovane cavaliere Giovanni De Ferraris, opera di chiaro stampo rinascimentale (1575). Il cavaliere, in costumi spagnoleschi, è adagiato su di uno alto zoccolo con epitaffio. Il complesso si conclude con un medaglione della Madonna col Bimbo. Lungo il lato occidentale si sviluppa un ciclo di affreschi medioevali. Da sinistra verso destra emergono le immagini di San Giovanni Battista e San Clemente Papa precursori, IMG_0977il primo del Cristo e il secondo della Chiesa. E’, questo, un eccezionale documento iconologico per le implicazioni di ordine storico e teologico. Seguono tableaux votivi che rappresentano un Santo Vescovo in cella con Crocifisso Santa Lucia, un’Annunciazione e Santa Tecla di chiaro stampo bizantino L’affresco più importante è una Presentazione al Tempio, dove i personaggi biblici ed evangelici sono collocati sotto un altare basilicale. Al centro è raffigurata la Madonna con Gesù Bambino e San Giuseppe, ai due lati i coniugi che hanno commissionato l’affresco, all’esterno S. Antonio Abate e Santa Caterina d’Alessandria. Nella seconda arcata si trova la porta d’accesso ai resti della Basilica sottopavimentale, paleo cristiana e altomedioevale, chiusa fino ai primi anni ’90, nel cui vano erano sistemate le tombe di alcuni vescovi di Bitonto, oltre ai resti mortali di Tommaso Traetta (1727-1779), sommo musicista bitontino, quivi traslati da Venezia, ed ora sistemati sul lato Nord della cripta. Sempre sul lato occidentale della cripta, all’angolo, è posta la lastra sepolcrale del vescovo Girolamo Pallanterio, morto in odore di santità. Nel lato Nord della Cripta lato degno di nota è il cosiddetto Cristo Passio, opera cinquecentesca, spagnoleggiante, offerta dalla famiglia Siena alla Cattedrale. In avanti, in basso, e lateralmente sono poste due lapidi a ricordo della Famiglia Regna, di cui residua una lastra tombale Termina qui il nostro breve viaggio nella Cattedrale di Bitonto, il monumento che conoscevamo fino al 1990, quando sono iniziati i lavori che hanno portato alla scoperta di quei reperti archeologici, i cosiddetto sottocorpo della Cattedrale, reperti che ci hanno svelato un passato al quale si sono ispirati i Maestri ideatori di questo meraviglioso tempio dedicato alla grandezza di Dio.