Ambone di Nicolaus


Nella S. Visita del 1620 del vescovo Giovanni Battista Stella si legge testualmente: nell’arco sesto l’ambone, di marmo esternamente, incrostati diversi lavori eleganti, al quale si sale per due ordini di gradini, uno anteriore e l altro posteriore.IMG_0956 Dopo il 1651, con la Controriforma ed il rinnovo della sintassi liturgica, l’intero arredo marmoreo della chiesa venne scomposto, si salvò parte dell’ambone con una delle due s posteriori Attualmente è posto sull’ultimo pilastro di destra. Maldestramente ricomposto con colonnine settecentesche, rimane integro il lettorino dove si leggevano soltanto i Vangeli e, fra questi quello di S. Matteo, raffigurato da un uomo chino che sorregge un’aquila, che, a sua volta, raffigura S. Giovanni. Ambedue sono di notevole forza naturalistica ed affini al Maestro della Cattedra di Elia  (Basilica di S. Nicola a Bari) e alle sculture nordiche dei secc. XII e XIII. Su due angolari sono raffigurati il leone di S. Marco il bue di S. Luca. Tutto il pettorale la bigoncia (Recipiente di doghe, privo di coperchio e di manici, legno e per trasportare l’uva durante la vendemmia) sono desunti da avori, da tappeti, da scaglie di marmo e vetri. Nella fascia di base che contorna il lettorino si legge: DOCTA MANUS ME FECIT AD HOC UT LECTIO VITAE HIC RECITATA FERAT FRUCTUS MENTIS AMEN. La firma del maestro è ripetuta sulla lastra di base della cassa assieme alla data di completamento dell’opera d’arte: Hoc opus FECIT NICOLAUS SACERDOS ET MAGISTER ANNO MILLESIMO DUCEN- TESINO VIGESIMO NONO INDICTIONIS SECUNDE. La cassa è sorretta da due colonne corinzie di epoca barocca e è poggiata nel retro al pilastro dell’arco di trionfo. La scala di accesso si svolge sul lato destro con unica e ripida rampa, il cui parapetto è decorato con pannelli delimitati da fasce lavorate a basso- rilievo Nei due pannelli del fronte laterale sono rap presentati gli alberi del bene e del male, la cui calligrafica fattura e la precisione del disegno desta no l’ammirazione degli studiosi d’arte l rigogliosi rami dei due alberi hanno larghe positure. Nelle fasce si susseguono graziose palmette, alternate a rosette e a tralci con foglie Nel fronte posteriore del parapetto è incastrata una lastra di marmo trapezoidale in cui sono rappresentate quattro figure a bassorilievo. La prima figura a sinistra è regalmente vestita e siede sul trono incoronata, mentre porge con la mano destra lo scettro alla seconda figura in ginocchio che allunga la mano destra per ricever lo, avendo la sinistra sul petto in atto di giura- mento. Alle spalle sono altre due figure in piedi: la prima, più grande, è incoronata, la seconda, più piccola, denota un bambino. Ambedue sono vestiti con fastosi abiti e manifestano lo stesso atteggiamento: con la mano sinistra poggiata sul petto e la destra alzata, nell’atto di giurare. Ai loro piedi è raffigurata la fenice, simbolo d’immortalità della Casa Sveva. (Federico Le immagini che si susseguono di Barbarossa che passa lo scettro ad Enrico VI Altavilla, quindi a Federico II, rappresentato con la corona di Gerusalemme e Corrado) sono un documento genealogico della potestas temporale L’ambone della Cattedrale, dopo le scoperte di Schaller e del Kloos (Cod. 642, fl 233-35 dell’Università Erlangen) si può definire un MONUMENTO dell’idea Europea di Federico II.

Il codice riporta, infatti, la predica che il Sacerdos Nicolaus fece nel Luglio-Settembre l alla presenza di Federico II di ritorno da Crociata col titolo gerosolimitano nella cattedrale d Bitonto. Siamo nel momento più alto dell’autorità di Federico II eternato con la sua famiglia nell’Ambone di Bitonto. Ciborio s. m. Edicola di marmo, sostenuta da quattro colonne, contenente l’altare nelle antiche chiese cristiane. Fu demolito dal vescovo Alessandro Crescenzio (1652-1668) nel primo anno del suo presulato (1652). Ricostruzione ideale del ciborio (Giovanni Mongiello, Bitonto nella storia e nell’arte, Favia, 1970) Il ciborio, opera pregevole di Gualtiero da Foggia, non era dissimile da quello di S. Nicola di Bari e da quello della Cattedrale di Bari eretto il 1220 da Alfano da Termoli (ora ricomposto, in quanto lo confermano gli elementi superstiti e la descrizione della S. Visita del vescovo Stella. Gli elementi dell’antico manufatto furono smembrati e reimpiegati variamente: le colonnine e gli architravi del doppio padiglione di copertura furono posti a protezione del monumento sepolcrale del vescovo Fabrizio Carafa (1622 1651); il paliotto Paramento che copre la parte anteriore dell’altare cristiano, in stoffa, legno, marmo, avorio o materiali preziosi variamente ornati) e la mensa (piano dell’altare) sarebbero stati inclusi nell’altare della cappella dello Spirito Santo e nella Cripta. Gli architravi soprastanti le colonne costituirono gli stipiti delle porte del nuovo Seminario Vescovile e i fusti delle quattro colonne di base ridotti in pezzi per formare paracarri nei cantonali dell’Obelisco eretto nella Piazza Cattedrale, sotto il presulato di Lucantonio Gatta (1723- 1737). ll Bernich (architetto che lavori di diresse i ripristino della Cattedrale a partire dal 1893) ritiene che il ciborio sia stato eseguito dal celebre Gualtiero da Foggia, così come è indicato sulla dedica scolpita su di un architrave che era posto sulle colonne antistanti dell’altare del ciborio rinvenuto dal vescovo Giovanni Barba (1737 1749) e già collocato in vista in una sala dell’Episcopio: Su esortazione del Vescovo Domenico e richiesto dal clero e dal popolo è stato composto questo ciborio secondo la norma. IMG_0957Lo studio del Maestro mi ha innalzato a lode di Cristo, Gualtiero mi ha edificato spontaneamente con grande dono. Chi mi ha scolpito così bene è originario di Foggia. Questa raffigurazione è stata rea- lizzata con grande maestria essendo trascorsi mille anni ai quali occorre aggiungere un doppio ventennio e in pii altri duecento. In merito alla data segnata sull’architrave pareri sono discordi: alcuni ritengono che l’o- pera fu terminata il 1222 altri il 1240. Il capitello superstite quattro originari, per la sua nervosa plastica (intreccio di serpenti, girali di foglie e di rosette, decorazione di viticci in bassorilievo ricorda la decorazione del portale di Trani, del ciborio di Alfano da Termoli, nella Cattedrale di Bari e soprattutto, quella delle cattedrali Spalato e Trau. Secondo recenti studi nel dell’Arciconfraternita del Sacramento sarebbe invece collocato l’autentico originario paliotto con cornici ed astragali perimetrali) costituito da tre plutei addossati a muro. Il paliotto, erroneamente ritenuto facente parte della mensa centrale, ha una elaborata cornice di contorno, rifinita da serie di foglie e, al centro, la tipica finestrella per le reliquie del Santo Protettore, affianca da graziose colonnine tortili con basi attiche e capitelli Corinzi, sui quali poggia l’archivolto con foglie d’acanto spinoso e perline attorno all’attacco dello stipite.